ALLA SCOPERTA DI PICRIS ECHIOIDES

E’ Giovanna che per prima focalizza Picris echioides, notando le differenze con le altre piante simili, a fiore giallo, che abbiamo trovato fin’ora in questa nostra giornata a passeggio nella campagna di Collesalvetti. Sì, perché le differenze fra numerose specie vegetali appartenenti alla famiglia delle Compositae – la famiglia della margherita, per intenderci, che ha fiori composti a capolini di vario colore – spesso sono difficili da focalizzare e tutte le piantine a fiori gialli che fino ad ora abbiamo trovato si confondono bene fra di loro e ci vuole un occhio esperto per districarsi nel giusto riconoscimento. Ma Giovanna, anche se non è esperta, è sicuramente una donna precisa e attenta. picris echioides 2Ha una trentina di anni, è longilinea porta i capelli castani raccolti a crocchia, e con gli occhi vigili e vivaci, ha osservato con meticolosità tutto quello che abbiamo incontrato finora. Ha raccolto campioni di piante, annotando accanto ad ognuna le osservazioni fatte e facendone rudimentali fogli di erbario, utilizzando un quaderno che ha portato con se’; strada facendo ogni tanto ne riprende una in mano e la porta a confronto con la nuova pianta trovata, per focalizzare meglio le differenze che io e Luciano, il mio collega, andiamo mano a mano descrivendo. Le cose nuove che oggi andiamo a conoscere insieme a questo bel gruppo di tredici persone, sono davvero tante! E la tecnica utilizzata da Giovanna ha una base scientifica ed è particolarmente efficace per fissare volta volta la conoscenza di una pianta e poterla riportare in modo veloce e sicuro alla memoria. Giovanna ha utilizzato infatti la tecnica che tutt’oggi rappresenta quella scientificamente riconosciuta nel mondo botanico: la costruzione degli erbari botanici. E’ così, infatti, e che è stata possibile la conservazione degli esemplari di piante che hanno consentito l’identificazione botanica di ogni singola specie vegetale. Come dire: Giovanna ha mostrato di avere un ottimo spirito scientifico, e da se’ ha trovato, in maniera intuitiva ed empirica, il metodo giusto per conservare i suoi campioni, corredati delle relative informazioni, che ora le ha permesso di scoprire, unica fra gli altri neofiti, la nuova composita della giornata. Eccone, anche per voi, le principali caratteristiche:

Picris echioides L., appartiene alla famiglia delle Compositae. Il nome comune con cui è nota è aspraggine, ma nel vernacolo di svariate zone della Toscana la si può ritrovare come spraggine, sopraggine, spargine, linguelle, costole d’asino, cavolo latte, sforaggine, cardoncino, radicchio di campo, radicchio peloso, stopion, potta pelosa, la pelosa.  Il nome scientifico Picris, invece, origina dal greco pikrós, che significa amaro, in relazione al retrogusto amarognolo delle sue foglie, mentre echioides da echínos (spinoso) e -oeidés (simile a), alludendo, forse, alle foglie ricche di peli pungenti simili a un oggetto spinoso.

GLI USI ALIMENTARI

E’ una piante alimentare gettonatissima, qui nelle nostre zone! Le foglie della rosetta basale si raccolgono a primavera e vengono consumate cotte insieme ad altre erbe selvatiche come il tarassaco (Taraxacum officinale Weber), il radicchio selvatico (Cichorium intybus L.), la borragine (Borago officinalis L.), l’ortica (Urtica sp. pl.), la salvastrella (Sanguisorba minor Scop.), ecc.; si consumano condite con olio d’oliva ed aceto, oppure “ripassate” in padella con olio ed aglio. Nel Pisano, le foglie basali sono usate in mescolanze per preparare il ripieno delle torte salate, e più diffusamente si utilizzano nella preparazione di tipiche zuppe regionali.

LE PRATICHE NELLA MEDICINA POPOLARE

Oltre a questi usi alimentari, in Toscana la aspraggine viene usata nelle pratiche di medicina popolare: le foglie contuse, o il loro succo, vengono applicate su ferite ed ulcere, come emostatico e per stimolarne la cicatrizzazione. Sui Monti Pisani (Lucca), le foglie passate sulla brace vengono poste sui foruncoli che tardano a guarire; il trattamento prosegue sostituendo le foglie stesse con quelle del tirafilo (Plantago lanceolata L., P. major L.). Nelle zone di Volterra il suo succo insieme a quello dei “moscioli” (Sonchus oleraceus L.), si usa per frizionare la pelle in caso di punture di vespe o di api, su cui esercita un’azione emolliente e antidolorifica.

Tutte queste annotazioni Giovanna le ha riportate nel suo quaderno, così come le descrizioni delle altre piante che oggi abbiamo raccolto. Se vuoi essere informato anche tu, ogni volta che parleremo di una nuova pianta o che daremo vita a una nuova iniziativa, iscriviti alla nostra newsletter!

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