STREPITOSE NOVITÀ SUL COLESTEROLO ALTO DAL CONGRESSO EUROPEO DI CARDIOLOGIA 2019

Lo scorso agosto si è svolto a Barcellona uno di più importanti congressi internazionali di cardiologia, con la presenza di oltre 500 conferenzieri esperti che hanno discusso i risultati di oltre 4000 studi svolti nel settore della cardiologia a livello mondiale. Ebbene, pensate quale è stata una delle novità più interessanti: la riabilitazione del ruolo salutare dei grassi per la salute cardiovascolare…. Sì signori, i più grandi studiosi del mondo hanno dichiarato che i grassi fanno bene! Ovviamente la dose giornaliera è importante e se resta vero il detto che “il troppo stroppia” e che quindi non dobbiamo pensare che  sia ora possibile mangiare panna e burro a volontà, è vero anche che le quantità di grassi indicate fino ad oggi dai protocolli per la cura e la prevenzione delle malattie cardiovascolari sono risultate erronee. Le ricerche hanno dimostrato infatti che l’attuale linea guida di limitare i grassi totali sotto il 30 per cento dell’energia e i grassi saturi a meno del 10 per cento, può essere addirittura dannosa. Questo perché? Sostanzialmente per più motivi.

Per prima cosa perché se eliminiamo dalla nostra dieta gli alimenti considerati apportatori di grassi, mangeremo maggiori quantità di carboidrati… perché qualcosa dobbiamo pur mangiare…! Dagli studi più recenti, però, è risultato che una dieta ricca di carboidrati, ovvero ad alto indice glicemico, è associata a un maggior rischio di mortalità: se i carboidrati vanno a costituire il 60 per cento dell’energia quotidiana, aumenta la mortalità e il rischio di malattie cardiovascolari.

Questi nuovi risultati sono coerenti con numerosi studi effettuati sulla popolazione dei paesi occidentali nell’ultimo ventennio, seguendo diversi protocolli d’analisi. I dati sull’alimentazione raccolti sono stati confrontati con la relativa risposta di mortalità cardiovascolare: ebbene, i risultati hanno mostrato che gli individui ad alto consumo di carboidrati hanno avuto una mortalità superiore del 28 per cento rispetto a quelli che si sono alimentati utilizzando minore quantità di zuccheri; viceversa, gli individui che consumavano una elevata quantità di grassi mostravano una riduzione del 23 per cento del rischio di mortalità totale, e – non solo! – presentavano anche una riduzione del 18 per cento del rischio di ictus e del 30 per cento del rischio di mortalità per cause non cardiovascolari.colesterolo

Insomma: i grassi fanno bene! Sia quelli saturi che quelli insaturi: sono associati a un più basso rischio di mortalità; per la legge che “ simile scioglie simile” sciolgono i grassi e quindi fanno dimagrire; aumentano i muscoli e allungano la vita! Fino al dopoguerra, soprattutto nel periodo invernale, si faceva un abbondante uso di grassi; oggi un uso così abbondante non sarebbe consigliato, sia perché ci muoviamo poco e passiamo ore ed ore seduti, sia perché viviamo in ambienti riscaldati – anche troppo! – e non riusciremmo a bruciarli in maniera adeguata; d’altro canto è vero che l’attuale moderna demonizzazione dei grassi si è rivelata estremamente pericolosa per la nostra salute.

La ricerca che ha convinto anche i ricercatori più reticenti è quella pubblicata sulla rivista Lancet, estratta dallo “STUDIO PURE”, in cui sono state analizzate più di 135.000 persone provenienti da 18 nazioni con diversa provenienza socio-economica. Seguendo per più di sette anni le abitudini alimentari dei pazienti selezionati, è risultato che i grassi non sono associati a grandi malattie cardiovascolari ma che viceversa l’ aumento del loro consumo è associato a una minore mortalità, sia che si tratti di grassi saturi che polinsaturi, e che il loro consumo non è abbinato al rischio di attacchi di cuore o di morte a causa di malattie cardiovascolari. Il grande nuovo studio mette in discussione le convenzionali regole sul consumo alimentare dei grassi, anche perché questo ha portato parallelamente ad un aumento dell’uso di carboidrati che, invece, si è visto che provocano tassi di mortalità più elevati.

Parleremo in un altro articolo di come effettivamente i carboidrati siano deleteri per il colesterolo, come sottolinea sempre anche il Dott. Mozzi, e di come le farine rientrino nel novero dei tre veleni bianchi, come ripete nei suoi incontri e nei suoi libri il Dott. Berrino.

L’invito è quello di riuscire, anche se un poco alla volta, a seguire alcune piccole regole di corretto stile di vita e magari utilizzare un buon integratore a base di Berberis, Cassia nomame e Riso rosso, per aiutare a mantenere il livelli di colesterolo nei giusti limiti.

A proposito di Berberis, vediamo qui le caratteristiche principali delle piante appartenenti a questo genere e in particolare parliamo della specie che si ritrova anche da noi nei nostri boschi: Berberis vulgaris, nota anche con il nome di crespino.

Questa pianta si presenta come  arbusto deciduo ed è diffusa dall’Europa centrale all’Africa nordoccidentale, soprattutto in aree con clima continentale; è presente in tutte le regioni d’Italia appunto nelle zone aride, ai margini dei boschi, nelle siepi e nei pascoli fra i 100 e i 2000 m.  È l’ospite intermedio di un fungo parassita del grano, la Puccinia graminis, detta anche “ruggine del grano”, che dalle foglie di crespino passa al grano e, quando ancora non si era capito questo meccanismo,  ha prodotto gravissimi danni. In effetti, pur avendo intuito il nesso fra la presenza  della malattia nel grano e la vicinanza del crespino già in epoca rinascimentale, questo fatto fu ignorato perché i suoi frutti si usavano a scopo alimentare e servivano a preparare marmellate. Solo verso la metà dell’800, con l’avvento delle prime ricerche scientifiche, si chiarì il ciclo contagioso e da allora, ancora oggi, in alcuni Paesi la coltivazione di Berberis è proibita.

La nostra attenzione per questo arbusto è perché contiene un alcaloide di grande interesse farmacologico, la berberina, che è presente soprattutto nelle radici e nella corteccia ma anche nelle foglie e nei frutti.

Nonostante l’impiego terapeutico ufficiale riconosciuto sia ancora per la funzionalità digestiva, per quella epatica, per la  regolarità del transito intestinale e per il sistema digerente, già nel 2004, uno studio scientifico pubblicato su Nature rivelò l’efficacia degli estratti di Berberis (non solo della specie vulgaris ma anche di B. aristata e di altre specie appartenenti al genere) per l’azione ipolipemizzante ed ipoglicemizzante. Tale azione anti-colesterolo e anti-trigliceridi sembra causata da un aumento dell’azione del recettore per le LDL, da un’ inibizione dell‘assorbimento di colesterolo esterno e da un aumento della sua secrezione; una vera scoperta, perché questo suo meccanismo d’azione potrebbe  essere innovativo in quanto totalmente diverso da quello esercitato dalle ben note statine.

Si potrebbe pensare che un limite a questo uso potrebbe essere la scarsa biodisponibilità di questa molecola: infatti la berberina, pur riuscendo a superare la barriera cellulare, per dei meccanismi di estrusione viene nuovamente espulsa dalla cellula, rischiando di non mantenere la giusta concentrazione organica necessaria a esplicare l’attività farmacologica richiesta. A questo limite si può ovviare utilizzando alcune associazioni con altri estratti vegetali che risultano utili ad aumentarne comunque la biodisponibiliotà.

Dal un punto di vista tossicologico, l’uso di questa molecola risulta sicuro sull’uomo e la sua efficacia sul quadro lipidico ne giustifica l’impiego come ipolipemizzante.

Si è visto inoltre che presenta un elevato profilo di sicurezza, non solo perché non è epatotossica, ma anzi esplica una funzione anti-steatosica e anti-infiammatoria.

I possibili effetti collaterali della berberina, e quindi degli integratori alimentari che la contengono anche in estratto vegetale, sono bruciori di stomaco e soprattutto stipsi, visto che una delle sue azioni ufficiali è proprio quella anti-diarroica.

Si può ovviare a questo effetto collaterale aggiungendo un piccola dose di un estratto vegetale ad attività lassativa, come ad esempio un po’ di Senna (Cassia angustifolia Vahl). Inoltre può essere utile associare altre specie vegetali che possano aiutare sia ad incrementare l’assorbimento orale della berberina sia la complessiva risposta farmacologica; alcune piante particolarmente adatte sono Riso rosso fermentato e Cassia nomame in estratto secco titolato.

Sicuramente, l’uso di questo derivato naturale, dovutamente preparato e somministrato a dosi adeguate, risulta il primo passo utile e necessario in un percorso di regolarizzazione dei valori del colesterolo in circolo; ovviamente questo non deve far dimenticare quelle che sono alcune necessarie regole di vita, come una corretta alimentazione, un giusto movimento e un approccio sereno alla quotidianità.

Vi invito a continuate a seguirci sul nostro sito, a leggere i nostri aggiornamenti e a partecipare alle nostre prossime iniziative.

Sereni giorni a tutti voi!

Dr. Ritelì

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